bartleby the scrivener

bodrato
battaglia
massaria
furia

  • 1 i would prefer not to (5:07)
  • 2 nippers (12:40)
  • 3 motionless young man (7:57)
  • 4 turkey (5:18)
  • 5 the easiest is the best (5:32)
  • 6 gingernut (6:05)
  • 7 bartleby, the scrivener (4:40)
  • 8 I know where I am (5:13)
  • 9 the lawyer (5:04)
  • 10 ambition and indigestion (10:47)
  • 11 ah, humanity! (6:22)

Album Info

total playing time: 75:18

recorded by stefano amerio, october 19, 2012
at arte suono recording studio, cavalicchio udine, italy
mixed by stefano amerio, fiorenzo bodrato, andrea massaria, stefano battaglia at arte suono recording studio, cavalicchio udine, italy

all compositions by bodrato / battaglia / massaria / furia ©siae

design: lysander le coultre (strangelove creatives)
photography: monique besten
distribution: www.subdist.com
evil rabbit records is a member of www.toondist.com

Reviews

  • neri pollastri, 11 october 2016, allaboutjazz.com

    sebbene sia stato registrato ormai quasi cinque anni fa e sia uscito nel 2013, questo lavoro in quartetto, ispirato all'inquietante e bellissimo racconto lungo di herman melville, merita ampiamente di essere preso in considerazione: si tratta infatti di un un disco complessivamente strepitoso, davvero un piccolo capolavoro.

    la formazione, che mette a frutto il risultato di un laboratorio tenuto a siena jazz, è assolutamente paritetica, anche se vi spicca -di nome, ma anche di fatto -la figura del pianista stefano battaglia, come suo solito perfettamente a proprio agio assieme a musicisti che ne assecondino idee musicali e ispirazioni extramusicali (basti pensare a quanti riferimenti il pianista ha fatto nei suoi lavori a opere della letteratura). accanto a lui il triestino andrea massaria, chitarrista, compositore e soprattutto coraggioso improvvisatore, il contrabbassista torinese fiorenzo bodrato e il batterista massimiliano furia. le undici tracce sono totalmente improvvisate e sono incentrate sulla valorizzazione del suono, in particolare del ricco contrasto tra le sonorità acustiche del piano e quelle elettriche della chitarra.

    e i suoni sono infatti i protagonisti assoluti del lavoro, grazie al prezioso lavoro della ritmica -varia, sensibile, interagente con le altre due voci -e di quello di battaglia, che alla tastiera fa un po' di tutto: frasi liriche (in alcuni momenti persino sulla traccia del classico barocco), pedali, reiterazioni, ricerche intimistiche, percussioni. su questo multiforme lavoro gli interventi della chitarra di massaria risultano espressivamente esplosivi, vuoi per il virtuoso contrasto timbrico con il pianoforte, vuoi perché anche il chitarrista propone frasi e improvvisazioni sempre diverse, usando anche le possibilità offertegli dall'elettronica, ma senza mai abusarne.

    le atmosfere dei brani sono alquanto cangianti, sia di traccia in traccia, sia al loro interno, passando dalla quiete sospesa a quella gravida di tensione, dalla rarefazione alla forte intensità dinamica. l'iniziale "i would prefere not to," per esempio, si apre con una dilatata e raffinata introduzione del piano, ma diventa incalzante con l'ingresso della chitarra, che muta affatto lo scenario; "turkey" si avvia con un profondo solo del contrabbasso, prosegue con lavoro rumoristico della chitarra su un tappeto poliritmico della batteria, si apre con l'ingresso ossessivo del piano e torna sospeso con l'autorevole, fortissimo reingresso del contrabbasso, per poi concludersi con un'improvvisazione collettiva.

    e via continuando, per un lavoro che sarebbe inutile (e ingiusto) cercare di descrivere oltre e che vale la pena invece cercare attivamente e ascoltare attentamente più e più volte, perché capace come pochi di catturare fin dal primo ascolto -a dispetto della sua identità improvvisativa è tutt'altro che criptico -e di stupire ogni volta di nuovo, incantando per il pirotecnico, mirabile intreccio delle sue scintillanti voci.

    una della più belle registrazioni ascoltate negli ultimi anni.

  • francesco cardella, 22 august 2014, il piccolo

    anche l'improvvisazione non si improvvisa, nemmeno nella musica jazz. chiedere al chitarrista andrea massaria, approdato in questi giorni al suo 14° album dal titolo "bartebly the scrivener", disegnato questa volta in quartetto, assieme al pianista stefano battaglia, al bassista fiorenzo bodrato e con massimiliano furia alla batteria. edito per la casa discografica "evil rabbit", una sigla olandese, l'opera del musicista triestino e del suo nuovo clan, si ispira all'omonimo racconto dello scrittore americano herman melville, redatto nella prima metà dell'ottocento. tinteggiato dai prodromi degli elementi kafkiani e incentrato su temi e simboli che governano la solitudine, il racconto di herman melville, dopo aver stregato anche daniel pennac, ha preso per mano il quartetto jazz e fornito gli spunti di oltre 75 minuti di puro affresco jazz, quasi un concept - usando un linguaggio più marcatamente progressive - dove in undici brani vengono tratteggiati tutti i personaggi e soprattutto le inquietudini del testo originale. l'album appare in parte più fruibile rispetto alla penultima fatica in studio, "the edge of becoming" del 2011, ma riflette in maniera ancor più marcata il percorso sperimentale che il chitarrista percorre da almeno un lustro abbondante, miscelando tecnica, ricerca sonora e un certo distacco, anzi, vera abiura, dei crismi convenzionali che disegnano le vie del free jazz. una di queste è l'improvvisazione, tema sembra rafforzare la strada attuale di andrea massaria: "improvvisare non vuole dire fare ciò che si vuole - premette l'artista ritenuto tra i più quotati chitarristi jazz in italia - questo è un falso mito. significa piuttosto lavorare in libertà all'interno di determinati e precisi parametri". come buona parte dei lavori di andrea massaria, per seguire i dilemmi dello scrivano bartebly serve un respiro particolare, una costante attenzione alla visuale quasi estrema del jazz d'autore; quella mai facile e mai banale. alcuni brani in luce, la sepolcrale "i would prefer not to" dell'inizio e "ambition and indigestion", suite di oltre dieci minuti, quasi il manifesto dell'intera opera. andrea massaria vanta seguito e favori della critica soprattutto all'estero e nel resto dell'italia, anche in veste di docente, al conservatorio di venezia e in alcune scuole tra l'emilia e il trentino. a trieste lo vedremo dal vivo in ottobre al knulp con il sassofonista oliver lake (no, non è parente del greg "crimsoniano"), assieme per ribadire le nuove antiche vie della improvvisazione.
    francesco cardella, 22 august 2014, il piccolo

  • robert iannapollo, jul-aug-sept 2014, cadence magazine

    bartleby the scrivener is one of herman melville's most enigmatic short stories. it's the tale of a man (bartleby) who's supposed to help as a copyist in a wall street firm. while he does his job quite well initially, he eventually withdraws "preferring not to" do what is requested of him. his boss, however, is unable to fire bartleby due to a weird combination of sympathy and revulsion. it eventually leads to a somewhat ambiguous ending concluding with the lines "ah bartleby. ah humanity". hardly the type of material upon which to base a freely improvised suite played by four italian avant-gardists. but that's exactly what pianist stefano battaglia, guitarist andrea massaria, bassist fiorenzo bodrato and drummer massimiliano furia have done.

    battaglia is probably the most well-known of this quartet, having been recording since the late 80s, releasing a handful of well-received recordings for the ecmlabel in the past decade. battaglia is a versatile player but he's best when operating in a free style like with this group. guitarist massaria is a contemporary of battaglia and bodrato and furia are younger. but these four communicate on the same level and function well as a group.

    the music on bartleby the scrivener is quiet (for the most part), thoughtful and free. these are players who are listening to each other. on "motionless young man" the group starts out in a paul bley-ish mode with the lines of each player growing organically. but the latter part of the piece picks up the pace with a staggered rhythmic motion that pushes the music into very un-bley-ish territory. the piano is occasionally prepared and battaglia also engages in a lot of inside piano play. furia's drums are beautifully recorded with a big booming bass and toms and small tintinabular objects popping up unexpectedly. massaria seems to be a guitarist more concerned with texture than showing off his "soloing" chops which he undoubtedly has. but it's when he's picking out amorphous chords or scraping and manipulating the strings that he really catches the ear. bass player bodrato has a big deep sound and his unorthodox solo on "turkey" is one of the disc's highlight. this is a quartet with loads of potential. let's hope there's more down the pike.

  • amedeo furfaro, 5 february 2014, corriere del sud

    musica creativa dall'olanda, fra bill elgart e stefano battaglia
    la toon dist di amsterdam offre in catalogo succose novità per gli appassionati di musica creativa e improvvisata, a marchio evil rabbit records. anzitutto il cd give no quarter con il sassofonista ab baars, il contrabbassista meinrad kneer e il batterista bill elgart (nella foto, ripreso durante un concerto cjc in calabria qualche anno fa). si tratta di un prodotto di grande atmosfera, fatto di astrazioni e dissonanze, di sicura impressione verso quanti prediligono un genere che poggia molte radici nelle avanguardie jazzistiche degli anni '70. altro album from the netherlands ma di formazione italiana e' bartleby the scrivener, con fiorenzo bodrato al contrabbasso, stefano battaglia al pianoforte, andrea massaria alla chitarra e massimiliano furia alla batteria. anche qui la cifra stilistica si caratterizza nell'esplorare un inedito sonoro, stavolta ispirato a melville, che attraverso i dialoghi istantanei fra gli strumenti determina climax intensi e suggestioni armonico-timbriche di estrema rarefazione.

  • herman te loo, february 2014, jazzflits.nl

    herman melville became famous by his bulky novel "moby dick." the short story "bartleby the scrivener "(1853) is considered a forerunner of kafka's absurdism. the leaderless italian quartet, composed by guitarist andrea massaria, pianist stefano battaglia, bassist fiorenzo bodrato and drummer massimiliano furia made a musical interpretation of it.

    we shouldn't take this adaptation too literally, but the visual character of the music speaks for itself. the four players prove their qualities by contrasts, unexpected twists, use of clever dynamics and a vivid imagination.

    from the first notes of "i would prefer not to" (bartleby's answer to almost any of his boss' requests) the listener is surprised by what's coming next. not one song on the album follows the same process and the boundaries between composition and improvisation are completely dissolved.

    where battaglia plays repeating compulsory figures, massaria puts frisell-like sound fields against it and where the piano gets lyrical, violent guitar sounds disturb the ethereal atmosphere. sometimes the italians produce chamber jazz, in the next moment "avant-rock", or minimal music fits better the description.

    at the end this kind of descriptions devalue the music, which can't be put in stylistic drawer, because it is too rich, too erratic, too fascinating, too deep, too unpredictable. even after having played it a few times, it is clear that the music didn't reveal all its secrets yet. maybe they better should have named the album 'moby dick'.

  • bazzurro, february 2014, musica jazz

    chi conservasse ancora della free improvisation l'immagine di qualcosa di ispido e scontroso si procuri - fra gli altri - questo cd: vi troverà una musica anche scorre magari non piana (anzi frastagliata, spesso nervosa, ricca di ostinati, ma con un respiro quasi cameristico, sorvegliato e raccolto. la personalità di battaglia, la sua naturale propensione per una cantabilità sospesa, quasi attonita, circolare, mai mielosa, si integra al meglio con i tre partner, tra quali bodrato sembra assurgere qua e là a un ruolo preminente. si trascorre cosi da i would prefer not to, assorto ma in progressivo crescendo, al più irrequieto nippers; dal quasi ipnotico the easiest is the best al più aperto gingernut, da bartleby the scrivener (che è poi il titolo del racconto di melville cui il cd s'aspira) e the lawyer, entrambi molto giocati nel segno del pianoforte, ad ambiution and indigestion, pieno e nervoso. è un album capace di raccontare una storia tanto sfaccettata quanto di invidiabile coerenza e rigore.

  • mischa andriessen, december 2013, jazzmozaïk

    bartleby the scrivener is een meesterlijk verhaal van herman melville over een juridische kopi- ist die zijn collega's met zijn eigengereide en onpeilbare gedrag volledig buiten zichzelf brengt. i would prefer not to zijn barleby's gevleugelde woorden waarmee hij vrijwel alles op kantoor in de war laat lopen. de vier italianen die zich aan de verklanking van dit wereldberoemde verhaal heb- ben gewaagd, weten de sfeer ervan heel goed te grijpen.

    aan de basis daarvan ligt het meer dan een uur durende 'onbegrip' tussen gitaar en piano. twee instrumenten die elkaar juist goed zouden moeten begrijpen, worden door respectievelijk an- drea massaria en stefano bat- taglia fenomenaal tegen elkaar uitgespeeld. er is een constante wrijving tussen die twee, soms extreem, soms subtiel, maar altijd voelbaar. daarmee wordt het overigens niet een soort hoorspel. wie het verhaal kent, kan het in de muziek terug ho- ren, maar die muziek kan ook zeer goed op zich staan. bartleby the scrivener is een intelligente en geestige cd geworden waarop battaglia als vanouds afwisselend gevat en poëtisch klinkt. en waarop massaria de show steelt met vaak bizarre maar altijd functionele effecten en stekelige maar sfeervolle licks en loopjes.

  • december 2013, diskoryxeion.blogspot.de

    Η ToonDist είναι μία ολλανδική εταιρεία διανομής με έδρα το Amsterdam και με αντικείμενο την προχωρημένη jazz. Το motto της είναι: “Creative and Improvised Music from the Netherlands”. Τρία CD της έφθασαν προσφάτως στα χέρια μου – δύο της Evil Rabbit Records και ένα της ΒΒΒ. Κάποια λόγια και για τα τρία…
    Όπως διαβάζω στο site της Evil Rabbit: «Η εταιρεία δημιουργήθηκε το 2006 από τον πιανίστα Albert van Veenendaal και τον κοντραμπασίστα Meinrad Kneer. Πρόκειται για ένα ανεξάρτητο label φτιαγμένο από μουσικούς, απευθυνόμενο σε μουσικούς. Στόχος μας είναι να προβάλλουμε σύγχρονη ΄προχωρημένη’ jazz και αυτοσχεδιαστική μουσική. Αυτές οι μουσικές μπορεί να έχουν τις ρίζες τους στην ευρωπαϊκή παράδοση, είναι όμως πάντα ‘ανοιχτές’ σε πρωτότυπες ιδέες και καινοτόμες εξελίξεις».
    Το “bartleby the scrivener” [Evil Rabbit Records ERR 19, 2013] υπογράφεται από τους Fiorenzo Bodrato κοντραμπάσο, Stefano Battaglia πιάνο, Andrea Massaria κιθάρες, Massimiliano Furia ντραμς κι είναι ηχογραφημένο κάπου στο Udine το 2011. Πρόκειται για ένα improv-jazz άλμπουμ, που αναπτύσσεται σε ένδεκα κομμάτια και συνολικώς σε 75 λεπτά. Με τέσσερα όργανα που μπορεί να εμφανισθούν κάλλιστα σε ρυθμικό ρόλο, το “Bartleby the Scrivener” δεν είναι ένα δύστροπο και εικονοκλαστικό CD (όπως, ίσως, αφήνεται να εννοηθεί). Βεβαίως υπάρχει η «ελευθερία» κινήσεων, φυσικά η διάθεση είναι αυτοσχεδιαστική, όμως, συχνά, μέσα από τις μακριές στο χρόνο «συνθέσεις» αναδύονται μελωδικά σπαράγματα, τα οποία, ενίοτε, αποκτούν οντότητα ξεχωριστή. Για παράδειγμα αναφέρω το “Motionless young man”, εκεί όπου το πιάνο μελωδεί ακαταπαύστως, και μάλιστα με την κιθάρα σ’ έναν κάπως… κιμπορντικό πλαίσιο! Γενικώς, οι τέσσερις μουσικοί έχουν όλο τον χρόνο εμπρός τους προκειμένου να συντάξουν ένα πλάνο δράσης, μέσα από το οποίο φέγγει πρωτίστως το ταλέντο του Battaglia (γνωστός μας από ποικίλες εγγραφές του στην ECM). Είναι αυτό το αφηγηματικό, κινηματογραφικό, ας το αποκαλέσω και «μεσογειακό», πιανιστικό προφίλ, που θα προσαρμόζεται πάντα σε όποια αυθόρμητη απαίτηση.

  • zdenek slaby, april 2013, his voice

    kontrabasista fiorenzo bodrato, pianista stefano battaglia, kytarista andrea massaria a bubeník massimiliano furia nezapřou na albu bartleby the scrivener svůj italský původ. od první komprovizace (z jedenácti) vyvolávají napjatou atmosféru, která občas houstne, občas zmonotóní, většinou však je jemně masakrující s vyhledávačsky obluzující, někdy však pogromnou basou, seskrumáženě ztajemněnými bicími navíc se stěrkami perkusí, repetitivně prozvoňovaným či kaskádovitým klavírem a vpáděně vehementní kytarovou záchytkou. každý ze zúčastněných si najde příležitost k sólu, i když je třeba nedozunkne, protože v této nesoubojové heraldičnosti (o)vládnutí primariátu téměř vždy dochází k proskupování a přeskupování, vždy, když se někdo vynoří z melodie, ostatní se ponoří, aby ho však zanedlouho hloučivě či zahloubaně perlustrovali. jde o dějová minidramata, tu žblabuňkově poskočná se soupeřivě valibuckými vrhcáby, přemílanými do pitoreskna (nippers), tu s posouvavě i přizahalostně sondážním kypěním (motionless young man), jindy s lučavkovou kvasivostí (gingernut) nebo s protěkávanou záchytkovostí a rozemnutou neupospíchaností (the lawyer) či s mesaliancí výhrůžnosti a libůstkování (oh, humanity!). což někdy vyznívá zkomorněnou divadelností, která se však zákonitě zmátořuje do zjazzovělého rytmu. hudebníci se přetvořují (což nemá souvislost s přetvářkou, tu nenacházím nikde) vzhledem k tématu, občas se došolíchávají k troufalé zapeklitosti nebo zase k výtryskovým rozběsňovačkám a traverzově neprodyšné kolotočnosti. obrat o devadesát stupňů uprostřed skladby není výjimkou, jako by si čtveříce ohledávala své náměty ze dvou stran. k tomu přispívá zejména úhozné propreludovávání klavíru s místy až janáčkovskou jiskrností, ale i kolegové battaglii vždycky vědí nejenom, kde jsou, ale hlavně kdo jsou a jaká je jejich role, kdy mají/mohou zasáhnout přídavným zvukem, který dokreslí přesýpačskou atmosféru výbojkovým záhulem nebo varovností volajícího na poušti. nejsou to nováčci, známe jejich účast v jiných kapelách a na jiných labelech, ovšem toto setkání, na němž odemykají jednotlivá témata rovnocenně, jim, myslím, dalo nejlepší šanci představit se zahartuseně, zrozšafněle, se zádrhelovou proměnlivostí i s nervní usebraností, jako kvartet, který nemůžeme minout bez povšimnutí. (...)

    evil rabbit records jsou tak znovu svědectvím, že zdánlivě okrajové labely mohou vstoupit do samého centra soudobé jiné hudby.

  • mst, january 2013, freistil

    mit fiorenzo bodrato am kontrabass, stefano battaglia am klavier, andrea massaria an der gitarre und massimiliano furia wird deutlich, was ein quartett mit zwei akkordinstrumenten im kontext improvisierter musik leisten kann. diese möglichkeiten werden hier auf exzellente weise vorexerziert, mit beiden instrumenten in spannenden mehrfachrollen. klavier und gitarre sind sowohl in perkussiven rollen zu hören, als auch in sachen textur sehr umtriebig. die gitarre übernimmt noch dazu die rolle der zum teil kontrapunktischen single notes. alles in allem ergibt das mit dem überaus wendigen spiel von bodrato und dem pulsierenden schlagzeug von furia ein gebräu, dem man sich nur schwer entziehen kann. mit der gitarre kommt gar ein hauch von konventionellem jazz ins spiel, der aber sofort wieder sabotiert und ad absurdum geführt wird. fast jede melodie, die von der gitarre angeschlagen wird, wird von schlagzeug, bass und klavier in eine andere richtung gelockt. die gitarre folgt leichtfertig und fasziniert. kurz darauf findet man sich in einem angenehmen chaos, in dem man als hörer auch schon einmal die orientierungspunkte verliert. ein schuss düsternis, mehrere schüsse abenteuerlust und voilà: fertig ist eine hervorragende aufnahme, deren seltsamen wegen man nur allzu gerne folgt.